Il Gargano e la sua Perla, Vieste


Il Gargano, noto come lo Sperone d'Italia, è un susseguirsi di paesini di un bianco abbagliante, rade nascoste e scarpate che si tuffano nel blu infinito del mare.


E ancora, le sapide ricette a base di pesce, che nella cucina locale regna sovrano.


Senza dimenticare le fronde ombrose dell'entroterra e il litorale da costeggiare in barca.


Levate le ancore nel porticciolo di Mattinata, il litorale, a sinistra si allontana verso nordest, ricco di baie, cale, grotte e scogli dalle forme bizzarre.


Giungendo verso Vieste da sud, troverete il faraglione bianco del Pizzomunno (Capo del Mondo).


Dopo Vieste il litorale continua a esser frastagliato e alto fino a Rodi Garganico.


Perla del Gargano, Vieste, circondata per tre quarti dal mare, è costruita con case bianche a più piani, legate da archi pittoreschi lungo il saliscendi dei suoi vicoli.


Bizantina, normanna e sveva, vede in seguito al passaggio di Federico II iniziare la costruzione del castello rimaneggiato nel Cinquecento dagli spagnoli.


Ed è sotto la Corona di Spagna che si provvede a difendere l'intero litorale garganico con le numerosi torri di guardia in funzione anti-saracena.


Fuori di qui, il mercato vede esporre sui banchi cucchiai, piatti, piccole sculture in legno (frutto dell'artigianato locale) e naturalmente i frutti di una pesca prodigiosa (sogliole, mormore, triglie, saraghi, spigole).


A tavola si gustano i tortini d'alice, cicianidd (bianchetti) crudi conditi con aglio, olio, prezzemolo e limone, patate arracanate con le cozze.


Mulignane al vasj'ncol (melanzane al basilico), làgane con fagioli, frisedde all'antica Vieste tra i primi e i piatti di mezzo.


Non mancano le carni: torcinelli d'agnello, trippa alla contadina, capretti alla moda del pastore, cinghialetti della foresta.


Andando oltre Vieste, si prosegue (nota è la ricchezza dei paesaggi che il Gargano invita a godere, oltre che al mare, nel suo entroterra) tra le ombrosità che le meritano il nome (Foresta Umbra in quanto ombrosa) e la luce abbagliante che investe le sue radure aperte nella selva d'aceri, carpini, faggi e pini.


Aree attrezzate per la sosta si distribuiscono fra i tornanti che salgono in breve ai 796 metri di Monte Sant'Angelo, santuario del V secolo e battistero detto Tomba di Rotari.


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